Paghi in contante? Inquini!

Con il recente articolo de “Il Sole-24 Ore” dal titolo “«Inquinamento da contante»: in Italia 2,7 kg di CO2 per abitante generate dai pagamenti cash (al secondo posto in Europa dopo la Germania)“,


crediamo si sia raggiunta la (momentanea) vetta di propaganda ecologista, atta a rendere reale la ben nota Agenda 2030, di cui non elencheremo tutti i punti del programma; ci limiteremo a ricordare che l’obiettivo principale rimane quello di toglierci ogni tipo proprietà privata: dall’automobile alla nostra abitazione di proprietà (1), fino al denaro contante, prima ritenuto responsabile dai vari governi pro-UE della “evasione fiscale”, e adesso si è aggiunta la corresponsabilità nell’aumento delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera (sic!).

Si può notare nell’articolo menzionato l’utilizzo del sostantivo inglese “cashless” fino alla nausea, in modo da cancellare sempre di più il nostro vocabolario, quindi la nostra cultura, ormai depauperata dall’anticultura partita nel ’68, ma vogliamo far notare un’incoerenza del quotidiano: l’Italia sarebbe seconda solo dopo alla Germania per l’utilizzo del contante in Europa, ma se utilizzare il contante è da evasori, perché la stampa non attacca i tedeschi per un maggiore uso delle banconote rispetto a noi? Non dovrebbero essere loro i virtuosi, il modello da seguire?

Andiamo avanti. Si legge che “il 58% dei commercianti ha introdotto i pagamenti digitali per venire incontro alle richieste dei clienti“; possiamo supporre che tanto ha fatto la campagna mediatica contro “l’idraulico e il barista che non fanno la fattura” e che non accettano la carta per pagare il caffé, quindi sia per paura sia per evitare stress e litigi, gli esercenti hanno ceduto su questo fronte.

C’è però un dato che fa ben sperare nell’articolo: Interessante notare come la dipendenza dal contante e la percezione di sicurezza sia più pronunciata nelle regioni del Mezzogiorno. […]
Questo suggerisce la presenza di forti divari Nord-Sud relativi all’accettazione e all’utilizzo del cashless.Oltre ai pregiudizi culturali, un altro ostacolo è rappresentato dalla cultura digitale diffusa tra gli esercenti. Il 60% giudica basso o molto basso il grado di raccolta e valorizzazione dei dati dei propri clienti, mentre il 26% non utilizza affatto il web per la propria attività. Inoltre, quasi il 50% dei rispondenti non ritiene di avere bisogno di competenze digitali avanzate.

In base a nostre testimonianze dai paesi germanofoni (non è nero tutto ciò che è scuro, così come non è oro tutto ciò che luccica), possiamo assicurare che ai mercatini di Natale di Vienna, nessuno accetta i pagamenti con la carta: in ogni casetta di legno era presente un cartello “cash only/nur Bargeld“. Facciamo presente che, all’entrata di ogni mercatino era presente almeno un bancomat mobile, piazzato apposta. Inoltre, tutt’ora al Naschmarkt della capitale dell’ex-Impero Asburgico, sono in tantissimi ad accettare solo il pagamento in contante. A Trieste e nel Nord Italia, invece, nonostante la nostra completa disponibilità verso i negozianti di andare a prelevare ad un bancomat, questi ci mettevano il pos davanti, intimoriti che potessimo scappare o chissà che cosa.

Si è potuto inoltre osservare che l’Unione Europea sta accelerando sull’introduzione del “portafoglio digitale”, che conterrà non solo il denaro elettronico, ma anche la carta d’identitá, la patente e la tessera sanitaria.

Spot propagandistico dell’EU digital wallet.

Nessuno (tranne i “complottisti”) va a pensare che con un semplice click possano toglierti denaro, documenti, servizio sanitario e permesso di guida, il tutto magari perché qualcuno possa scrivere un commento su Facebook, Instagram o Twitter “non conforme agli standard”.

Un altro video che spiega la pericolosità della sparizione del contante è questo.

Verso il controllo totale.

Raccomandazione: tenete la guardia alta; prelevate il più possibile al bancomat; pagate in contanti.

(1) Gli obiettivi dell’Agenda 2030 e del Grande Reset sono stati spiegati bene da Patrick DeWatt nel suo video “La grande scommessa: WWIII – Reset – Reddito universale“.

Germania: piano per congelare i conti bancari dei dissidenti

Dal canale Telegram Orwellian Dystopia.

Traduzione dall’articolo in inglese.

Il governo tedesco ha annunciato un piano per prendere di mira i conti bancari delle persone che donano denaro a gruppi e cause ritenuti “estremisti di destra”.

Il ministro degli Interni tedesco, Nancy Faeser, ha annunciato questa settimana una serie di misure, che i critici ritengono essere un tentativo diretto di frenare la popolarità del partito di opposizione di destra Alternativa per la Germania (AfD).

Una di queste misure, come riportato da Jurist, è il blocco dei conti bancari di coloro che vengono trovati ad aver donato denaro a qualsiasi gruppo che il governo dichiara essere “di estrema destra”.

Un’altra delle misure è la creazione di un’unità speciale chiamata “unità di riconoscimento precoce” che “individuerà campagne di disinformazione di estrema destra”, identificherà “campagne di disinformazione” e “taglierà i loro modelli di finanziamento”.

Faeser ha dichiarato che “Nessuno che dona a un partito di estrema destra dovrebbe rimanere indisturbato”, aggiungendo “Coloro che deridono lo Stato devono fare i conti con uno Stato forte”.

Il ministro ha inoltre proclamato che “Il Bundestag tedesco dovrebbe approvare rapidamente la legge”, al fine di “combattere l’odio su Internet… rimuovere nemici della Costituzione dal servizio pubblico (e) disarmare gli estremisti di destra”.

Fonte: https://modernity.news/2024/02/18/government-floats-plan-to-freeze-bank-accounts-of-right-wing-extremists-in-germany/

Insomma, un provvedimento in vero stile da credito sociale cinese, ispirato alla DDR, millantato come democratico. Non siamo affatto simpatizzanti di AfD, come avevamo già scritto in un nostro precedente articolo, ma non possiamo esimerci dall’evidenziare l’ipocrisia e la deriva di una falsa sinistra liberal-rosé, che ha preso i lati peggiori del marxismo, del nazionalsocialismo e del capitalismo, per poi arrivare al risultato che vediamo. Tuttavia, siamo fiduciosi che, come in Canada il blocco dei conti correnti dei camionisti è stato condannato dalla corte suprema nazionale, così questa deriva verrà sconfitta.

Limite di velocità a 30 kmh: La verità su Londra

Riportiamo le ottime considerazioni e investigazioni di Chance il Giardiniere, profilo Twitter/X molto ben informato, sugli effetti (inutili e ovvi) del limite di 30 km/h a Londra.

Visto che i Mass Media ci stanno facendo il lavaggio al cervello e Bologna sta facendo da cavia, ci auguriamo che il nostro articolo possa risvegliare qualche coscienza.

NOTA: mettiamo tutte le schermate dei cinguettii, per timore che Chance il Giardiniere venga bloccato. All’inizio metteremo comunque il Tweet madre.

I movimenti identitarii e la “remigrazione”: luci e ombre

A chi ha seguito un poco le vicende politiche Oltralpe, non saranno sfuggite le manifestazioni di piazza, svoltesi principalmente in Germania, contro la crescita del consenso dei cosiddetti “movimenti di estrema destra”, ovvero Alternative für Deutschland in Germania, il FPÖ in Austria, il PVV di Geert Wilders in Olanda, il Fidesz di Viktor Orbán in Ungheria, e via dicendo.

Questa crescita dei consensi verso determinati partiti ultraconservatori, comunque di matrice neoliberale (Alice Weidel ha lavorato per Goldman Sachs) è conseguenza non solo della forte crisi economica che attanaglia gli Stati del Nord Europa (rimandiamo per approfondimenti alle previsioni dell’ottimo Patrizio Messina nel suo canale Rumble), ma anche di una massiccia immigrazione, prevalente dai Paesi del Nord Africa, dell’Africa subsahariana e del Medio Oriente, con persone in stragrande maggioranza di sesso maschile, apparentemente in buono stato di salute e in età militare.

Non è nostra intenzione entrare in determinati dettagli, tra l’altro ben noti nel mondo della controinformazione, come per esempio sulla sostituzione etnica e sul piano Kalergi, bensì vogliamo mettere in evidenza la figura di un attivista politico ben noto nei Paesi germanofoni e meno noto in Italia e nel Sud Europa: Martin Sellner.

Martin Sellner

Chi è questo personaggio? Il blog Barbadillo offre una sua descrizione e, ovviamente, del suo pensiero. Ci balza nell’occhio che il pensatore di destra stia per pubblicare un libro, al momento disponibile solo in lingua tedesca, dal titolo “Remigrazione, una proposta” (Remigration, ein Vorschlag).

Nelle settimane precedenti siamo andati a leggere un articolo scritto dallo stesso Sellner, di cui riporteremo la traduzione a breve, e abbiamo tradotto come segue la definizione della parola Remigrazione:

“La Remigrazione è un insieme di misure politiche per
invertire i flussi migratori, al fine di garantire a lungo termine la maggioranza della
popolazione autoctona e prevenire la trasformazione del paese in uno stato multietnico”.

Sebbene noi che scriviamo non siamo affatto contrari alla difesa delle singole tradizioni e culture, ci lascia perplessi il fatto che Sellner nel suo articolo (ma attendiamo di leggere il suo libro per essere smentiti!) parli poco o nulla di difesa delle tradizioni religiose. Anzi, l’unica religione di cui parla è l’Islam, ma in concezione negativa a senso unico, quasi come se fosse la causa prima, il primo motore immobile del tramonto dell’occidente.

Nessun cenno nell’articolo di Sellner al diritto a non emigrare enunciato da Papa Benedetto XVI e ribadito persino da Papa Francesco.

Papa Benedetto XVI

Nessun cenno nell’articolo all’intellettuale tedesco Novalis e alla “Cristianità Europa”: ci parrebbe strano che non lo abbia letto, per cui vorremmo chiedere al Sellner perché non lo cita.

Vogliamo inoltre far presente che il Corano e la teologia islamica venerano Maria e Gesù e la Verginità di Maria è un dogma.

Insomma, ci parrebbe, ma potremmo essere ovviamente in errore, che codesti gruppi identitari siano comunque manovrati dal grande capitale internazionale e dalla criptopolitica, o forse da una parte delle élites in rotta di collisione con la parte nemica, ovviamente globalista, internazionalista e tecnocrate.

Il periodo in cui le nuove destre identitarie e neoliberali stanno per andare al potere sembra molto vicino, anche perché le sinistre globaliste sembrano ormai far di tutto per perdere (quasi a farlo apposta!), per cui ci leveremo la curiosità di vedere cosa faranno e cosa saranno in grado di fare i movimenti identitarii una volta preso il potere: che siano anche loro una sorta di falsi cristi? Ce lo diranno gli anni venturi.

Cos’è la Remigrazione?

Remigrazione è una parola ormai sulla bocca di tutti (nei Paesi germanofoni, ndr), ma cosa si cela dietro questo termine? Il pioniere di questa definizione,
il pubblicista e attivista identitario Martin Sellner, spiega nei suoi scritti i principi di questo concetto. Egli chiarisce cosa intenda con ciò, e cosa no.


Un contributo di Martin Sellner

( https://heimatkurier.at/grundlagen/was-ist-remigration/ )


La Remigrazione è sulla bocca di tutti. Il termine appare su striscioni, diventa una tendenza su Twitter ed è utilizzato sia dalla FPÖ che dai politici di spicco dell’AfD. Come nel caso di “sostituzione della popolazione”, “Fortezza Europa” e “cambiamento
demografico causato dall’uomo”, stiamo vivendo in tempo reale una “carriera metapolitica” [1] . Il termine si sposta dallo spazio pre-politico dei movimenti identitarî e della teoria alla destra politica e all’opinione pubblica alternativa. Da lì, influenzerà l’intera società. Ciò che esattamente si intende con Remigrazione diventerà oggetto di un dibattito continuo all’interno della destra (attualmente sta nascendo un piccolo libro sull’argomento). Tuttavia, è ora di fornire una base per il dibattito.

La Remigrazione non è tutto
Inizio con una definizione operativa: “La Remigrazione è un insieme di misure politiche per invertire i flussi migratori, al fine di garantire a lungo termine la maggioranza della popolazione autoctona e prevenire la trasformazione del paese in uno stato multietnico”.
Tuttavia, la Remigrazione non può essere considerata separatamente da un ampio concetto politico di destra. Nel “Piano a 5 Punti” del movimento civico “Gli Austriaci” è stato presentato un tale piano. Si compone di due pilastri: una politica demografica e
identitaria alternativa. Quest’ultima è ora richiesta anche dall’AfD (vedi Dichiarazione di Potsdam) ed è indispensabile per un vero cambiamento. Gli identitari chiedono sempre la costruzione di una cultura guida positiva e il superamento del culto della colpa. Inoltre, deve essere sviluppato un concetto scientificamente corretto di popolo etnico-culturale.
Possiamo sopravvivere come popolo solo se sappiamo chi siamo e come vogliamo sopravvivere come popolo. La Remigrazione è un aspetto della politica migratoria e demografica alternativa. Oltre a un modello innovativo di migrazione basato su quote
nazionali e a una riforma del diritto d’asilo e della cittadinanza, include anche misure a sostegno della famiglia. Questo contesto non deve essere trascurato, anche quando si sottolinea la necessità di deportazioni.

L’obiettivo della Remigrazione


Il “come” della Remigrazione si capisce meglio partendo dal suo obiettivo. L’obiettivo principale della destra è la salvaguardia dell’identità etnico-culturale. La sua minaccia maggiore oggi è la sostituzione della popolazione attraverso la migrazione di sostituzione. La politica alternativa della popolazione e della migrazione vuole scongiurare questo pericolo, tra le altre cose attraverso la Remigrazione.

Siamo specifici e chiariremo chi sarebbe interessato a una politica di Remigrazione.


La politica di Remigrazione tratta tre gruppi diversi:

  1. Richiedenti asilo illegali e tollerati
  2. Gruppi problematici legalmente presenti ma non assimilati, senza cittadinanza
  3. Società parallele già naturalizzate ma non assimilate

Milioni di ritorni a casa


Il primo gruppo deve essere riportato ai propri paesi o trasferito in zone di transito appositamente create nel contesto di una riforma del maltrattato diritto d’asilo entro un periodo di cinque a sette anni. Le basi giuridiche sono già pronte o devono essere create
politicamente. Dove l’UE e il diritto internazionale vincolano lo Stato nazionale e lo costringono de facto a osservare la sostituzione della popolazione, i relativi contrattidevono essere sospesi, rescissi o ignorati, come fanno già Polonia e Ungheria. L’asilo
dovrebbe essere temporaneo solo per i perseguitati politici dei paesi confinanti. Non può essere accettabile che l’immigrazione illegale di massa in Europa sia possibile senza problemi, mentre le riammissioni di massa legali sono costantemente sabotate. Nessun altro se non Angela Merkel può essere considerato una fonte di ispirazione per ciò. Nel 2017, ha chiesto uno “sforzo nazionale” per la deportazione di massa degli illegali.


Porte girevoli anziché strada a senso unico


Gli stranieri e i cittadini con doppio passaporto che vivono qui a causa di basi legali diverse dalla legge sull’asilo, ma che non sono assimilati e sono un peso per il paese, dovrebbero vivere a lungo anche lì dove il loro cuore è già. Entro un periodo di 15-20 anni,
le loro autorizzazioni di soggiorno scadono o non vengono rinnovate. L’obiettivo non è una consolidazione della permanenza, ma il ritorno a casa. Ciò dimostra che la migrazione in Europa non è una “strada a senso unico”, ma può anche essere una “porta girevole”. Già a livello nazionale e europeo, esistono iniziative per la cosiddetta “circularità” della
migrazione e del rimpatrio. Queste iniziative devono essere notevolmente ampliate.


Inversione delle valvole
Il terzo gruppo è quello che viene spesso mirato dai critici della Remigrazione. La Remigrazione non significa privare della cittadinanza sulla base di marcatori biologici.
Questi “uomini di paglia” del lobby migratoria dovrebbero impedire un dibattito serio. Il
fatto è che la nostra generazione ha ereditato un’errata politica migratoria e di naturalizzazione. Milioni di persone che non si identificano con questo paese sono state erroneamente assimilate e strumentalizzate come cittadini. La Remigrazione vuole fermare, in un primo momento, la crescita delle società parallele non assimilate attraverso la prevenzione della migrazione a catena e una radicale riforma del diritto di cittadinanza e sociale. Una politica di cultura guida e la deislamizzazione; una lotta coerente contro la criminalità dei clan (come richiesto di recente da Faeser) e l’abuso sociale generano una pressione di assimilazione e Remigrazione. Naturalmente non ci saranno “cittadini di seconda classe” o addirittura espulsioni di cittadini tedeschi, come affermano maliziosi
critici. Oltre a questa eliminazione dei “fattori di attrazione”, gli incentivi finanziari all’emigrazione creano “fattori di spinta”. L’aiuto sul posto e la creazione di zone di transito attraenti nei paesi africani possono inoltre fornire un “fattore di attrazione extraeuropeo” che aumenta il tasso di emigrazione. Tutto questo segue, come descritto nel “Piano a 5 Punti”, un concetto completo di quote di migrazione e Remigrazione, in base ai tassi di
assimilazione e alle esperienze con i vari gruppi di migranti. Queste misure, ovviamente, non avranno effetto in pochi anni, ma sono progettate su un periodo di oltre 30 anni. L’inversione delle valvole di migrazione attraverso la prevenzione della migrazione indesiderata e la promozione dell’emigrazione desiderata mostrerà a lungo termine in ogni caso il suo effetto.


Il fattore economico
Dal punto di vista logistico, la Remigrazione non è un problema. Che la sicurezza delle nostre frontiere e il rimpatrio degli illegali siano logisticamente possibili, è ovvio e non deve essere calcolato qui. Come ha mostrato uno studio danese, la maggior parte degli
immigrati sostitutivi porta più costi che benefici. Paesi come il Giappone dimostrano che anche come nazione industrializzata invecchiante si può sopravvivere economicamente senza sostituzione della popolazione. In effetti, una politica di Remigrazione allevierebbe notevolmente molti problemi, dalla selvicoltura alla penuria di case. La riduzione dell’immigrazione e l’aumento della sicurezza attraverso il ritorno degli afro-arabi
stimolerebbero anche gli autoctoni a avere più figli. Naturalmente, rinunciare alla migrazione di sostituzione e cambiare la politica demografica potrebbe rappresentare sfide economiche e sociali a breve e medio termine per il paese. A lungo termine, tuttavia, è l’unico modo per salvare prosperità, sicurezza, democrazia e identità. Dobbiamo
considerarlo un investimento prezioso.

Remigrazione – solo flotte aeree?
La remigrazione è moralmente giustificata, logisticamente possibile, giuridicamente
fondata e attuabile nello stato di diritto e con dignità. Non significa né guerra civile né violenza, ma impedisce proprio questo, poiché interrompe la brutale trasformazione verso uno stato multietnico instabile. Non è antidemocratica, ma l’unico mezzo per salvare il fondamento della democrazia, il popolo come comunità solidale e di voto. Un certo grado
di migrazione e assimilazione esiste storicamente quasi sempre e in quasi ogni stato. Tuttavia, lo scambio di popolazione e la migrazione sostitutiva hanno perso ogni misura. La remigrazione rappresenta invece il ritorno alla normalità e alla giustizia. Attualmente, l’idea della migrazione come “rivincita” e “punizione” per criminali e parassiti sociali prevale comprensibilmente. Si diffondono meme riguardanti “flotte di aerei”.
È importante considerare la remigrazione anche come un’opportunità e un ritorno a un coesistere dignitoso e rispettoso tra i popoli. La migrazione sostitutiva è il risultato di due problemi: la povertà infantile in Europa e la mancanza di prospettive nel Terzo Mondo.

Invece di risolvere questi problemi, la politica migratoria li amplifica, creando ulteriori focolai sociali. Solo quando i giovani afroarabi capiranno che un viaggio in Europa non è una “scorciatoia” per una vita prospera, potrà iniziare una costruzione sostenibile e seria dei loro paesi, che sicuramente supporteranno gli europei. Ad esempio, la formazione
offerta nelle zone di transito e nei centri di espulsione potrebbe stimolare lo sviluppo dei paesi d’origine. L’importazione come capitale umano, seguita dalla ghettizzazione e dalla miseria nella palude urbana di droga e criminalità, non è benefica oggettivamente per la giovane popolazione afroaraba immigrata, anche se lo desiderano soggettivamente. La
remigrazione si inserisce quindi anche nella visione di un ordine mondiale multipolare, più giusto (non egalitario). Il vero nemico di una politica di remigrazione è il costante flusso in aumento di merci, denaro, dati e persone che erode gli ordinamenti consolidati, non il singolo migrante.
Cosa fare?
Finché le maggioranze politiche di autoctoni e assimilati supportano numericamente una
politica di remigrazione, questa rimane fattibile. Ma prima che la remigrazione diventipoliticamente fattibile, deve essere socialmente accettabile. Qui, i defaitisti e gli opportunisti che hanno già abbandonato il nostro popolo e ritengono la remigrazione “troppo estrema” sono tanto dannosi quanto i puristi fondamentalisti che danneggiano con
richieste irrealistiche ciò che è realmente realizzabile. Al contrario, occorre normalizzare e rendere popolari richieste apparentemente estreme mediante provocazioni accettabili. Ciò viene già realizzato mediante la ripetizione e l’ancoraggio del termine nella consapevolezza. Proprio ora, mentre soluzioni superficiali e parziali come la lotta contro
“la follia dell’asilo”, la “criminalità di clan” o “l’immigrazione illegale” sono sostenute persino
dall’Ampel, FPÖ e AfD potrebbero avanzare con la remigrazione come “caratteristica
distintiva”. L’ancoraggio con fatti è altrettanto importante quanto la creazione di una visione plastica e entusiasmante. Come cambierebbe il paese con una politica di remigrazione?
Diventerebbe più vivibile, sicuro, bello, tranquillo, efficiente, solidale, sociale, normale e più tedesco. Così si riassume l’idea principale della remigrazione: tra 30 anni la Germania sarà più tedesca di oggi. Lo stesso vale per l’Austria, la Francia, la Svizzera e l’Italia.

La remigrazione dovrà essere il termine dominante per l’Europa nel XXI secolo o l’Europa non esisterà più.

[1] Termine originale: metapolitische Themenkarriere

Prossimo obiettivo del WEF: carestia programmata

Non contenti degli oltre due anni di una dittatura sanitaria imposta per mezzo del COVID19 e di un’arma chimica spacciata per “vaccino”, i cui effetti sono stati limitazioni delle libertà personale e lavorativa, le élites senza patria e con il principe di questo mondo come dio, stanno aprendo un nuovo capitolo di tentativo di distruzione dell’umanità, mediante una carestia programmata.

In cosa consiste tutto ciò? Nell’imposizione, mediante la famosa agenda green, di nuove tasse, balzelli sui carburanti, leggi apparentemente senza senso, e pressioni lobbistiche da parte di gruppi speculativi, tutti finalizzati a far crollare il settore agricolo e costringere i piccoli e medi imprenditori a chiudere baracca e burattini.

Se l’anno scorso avevamo potuto notare nei canali di informazione alternativi la rivolta degli agricoltori olandesi contro il governo Rutte, che si è mostrato per niente lontano dai livelli della Germania hitleriana, assieme alla polizia olandese, paragonabile alla Gestapo, nelle ultime settimane abbiamo potuto notare le proteste degli agricoltori tedeschi , ormai in pieno scontro col governo Scholz.

Foto: canale “In Telegram Veritas

Ma cosa sta succedendo in Germania? In pratica, gli agricoltori si sono mobilitati in tutta la nazione contro le misure di austerità del governo, poiché temono possano lasciare il settore agricolo senza sostegno e costringere le aziende agricole a chiudere.

In Italia, purtroppo, non siamo messi molto meglio: benché il governo in carica stia provando a smarcarsi dalle politiche di imposizione della carne sintetica e degli insetti a tavola, come riportato dalla trasmissione “Fuori dal coro” di Mario Giordano, i grandi speculatori, in questo caso Morgan Stanley, hanno intenzione di sottrarre i terreni del vercellese ( e non solo quelli) da secoli dedicati al riso, per installare tonnellate di pannelli fotovoltaici. Non sarebbe male vedere un po’ più di carattere e coraggio da parte della nostra classe dirigente, solitamente più brava a parole che a fatti.

Un’ottima sintesi dell’agenda globalista del forum di Davos ce la fornisce l’eurodeputata Christina Anderson in una sua intervista.

Nota: in caso di rimozione dal video da Twitter, potete trovare il medesimo video su Telegram, canale “Video contro corrente”

Nonostante le notizie poco rassicuranti e la consapevolezza che le élites globaliste abbiano dichiarato guerra alle popolazioni, è importante far notare che sempre più persone stanno aprendo gli occhi, i globalisti stanno scoprendo ogni giorno che passa tutte le loro carte con una fretta impetuosa: in questo modo, il principio della “rana bollita” non può più funzionare e il consenso accumulato durante la dittatura sanitaria non può certamente essere eguagliato.

La UE sta rendendo legali i veleni cancerogeni.

State molto attenti a quello che mangiate. Ormai la UE è diventata come la Corea del Nord e hanno deciso di farci morire di fame o di cancro tutti.

Anche il governo italiano “sovranista e patriota” va a braccetto con questi provvedimenti dittatoriali, tant’è che pure Il Foglio applaude.

https://www.ilfoglio.it/scienza/2023/06/01/news/il-governo-autorizza-gli-ogm-ma-li-chiama-tea–5335174/

La UE appoggia il “Daesh iraniano”

In un tweet dell’eurodeputato Guy Verhofstadt, presente ad una manifestazione a Parigi a sostegno delle proteste degli iraniani contro il governo teocratico attuale, non ci è sfuggita la presenza di sostenitori di Maryam Rajavi, leader del movimento estremista Mojahedin El-Kalq, ritenuto peggio dell’ISIS anche dai più feroci oppositori del governo degli ayatollah.

Per capire meglio chi e cosa si celerebbe dietro le proteste degli iraniani, vi rimandiamo al nostro precedente articolo.

Tornando al tweet Verhofstadt, insospettiti, siamo andati a leggere i varî commenti; ne riportiamo sotto alcuni, anche con la traduzione in italiano.

Interessante e inquietante vedere le bandiere dell’Ucraina sostenere una manifestazione a favore di un gruppo terrorista. Ci è stato confermato da fonti dirette iraniane, che se i veri manifestanti vedono le bandiere dei Mojahedin alle manifestazioni, li cacciano via in malo modo.

Il secondo e terzo commento da noi pubblicati sono dei sostenitori dei Mojahedin della Rajavi.

Insomma, le tattiche di rivoluzione sono sempre le stesse, come da copione già visto per la Siria: spacciano gruppi terroristi per “ribelli democratici”, per poi instaurare un governo fantoccio, che faccia gli interessi occidentali.

Interpretazioni della realtà e prossime puntate

Quelle sotto sono affermazioni vere, che non meritano ulteriori commenti.

Dalla pandemia alla moneta digitale, l’avvento di un nuovo feudalesimo.

Sequenza di cinguettî (o “thread” nel gergo di Twitter) della giornalista Martina Pastorelli sulle cause che hanno spinto le élites a provocare l’emergenza sanitaria e sul loro fine ultimo: la creazione di un sistema neo-feudale.

A simili conclusioni, spiegate con lunghi ma razionali ragionamenti, è arrivato il consulente finanziario e videoblogger Patrizio Messina (Patrick DeWatt). Sotto, una sua diretta dal canale “Investire da zero“, di cui consigliamo la visualizzazione, magari in più sessioni.

https://www.youtube.com/live/C0SU-gyyJnk?feature=share