La UE appoggia il “Daesh iraniano”

In un tweet dell’eurodeputato Guy Verhofstadt, presente ad una manifestazione a Parigi a sostegno delle proteste degli iraniani contro il governo teocratico attuale, non ci è sfuggita la presenza di sostenitori di Maryam Rajavi, leader del movimento estremista Mojahedin El-Kalq, ritenuto peggio dell’ISIS anche dai più feroci oppositori del governo degli ayatollah.

Per capire meglio chi e cosa si celerebbe dietro le proteste degli iraniani, vi rimandiamo al nostro precedente articolo.

Tornando al tweet Verhofstadt, insospettiti, siamo andati a leggere i varî commenti; ne riportiamo sotto alcuni, anche con la traduzione in italiano.

Interessante e inquietante vedere le bandiere dell’Ucraina sostenere una manifestazione a favore di un gruppo terrorista. Ci è stato confermato da fonti dirette iraniane, che se i veri manifestanti vedono le bandiere dei Mojahedin alle manifestazioni, li cacciano via in malo modo.

Il secondo e terzo commento da noi pubblicati sono dei sostenitori dei Mojahedin della Rajavi.

Insomma, le tattiche di rivoluzione sono sempre le stesse, come da copione già visto per la Siria: spacciano gruppi terroristi per “ribelli democratici”, per poi instaurare un governo fantoccio, che faccia gli interessi occidentali.

Iran e Turchia: fronti opposti, stessi fornitori di armi (ovvero l’Austria).

Il quotidiano tedesco “Die Welt” ha pubblicato ieri la notizia, secondo cui un’azienda austriaca, operante nel comparto della difesa e delle armi, la Rotax, sta fornendo componentistica per i droni iraniani utilizzati dalla Russia sul fronte in Ucraina.

Die Welt, l’articolo di Stefan Schocher nella colonna a sinistra (ci scusiamo per la grafica).

Leggendo ulteriormente l’articolo ed esplorando il sito di Rotax, si scopre che l’azienda austriaca appartiene al gruppo Bombardier (BRP), industria aeronautica del Canada, Paese dell’alleanza atlantica.

Le sorprese, comunque, non finiscono qui, perché i motori per droni da guerra hanno un altro importante cliente: la Turchia, per i droni Bayraktar, forniti all’Azerbaijan per attaccare l’Armenia.

Viste le numerose sanzioni già presenti contro la Russia e l’Iran, tenendo conto delle numerose prediche moraliste e con lacrime di coccodrillo fatte dai politici dell’Unione Europea e dell’alleanza atlantica, ci chiediamo:

  1. secondo quale criterio l’esportazione di materiale bellico verso l’Azerbaijan e’ lecito, dato che ha attaccato per primo una nazione sovrana, l’Armenia, mentre verso la Russia non e’ lecito?
  2. Gli amministratori delegati di Bombardier e anche il governo del “democratico” Trudeau erano al corrente o no di queste esportazioni? In entrambi i casi, il minimo che dovrebbero fare e’ DIMETTERSI dal loro incarico.

I media occidentali ci fanno credere che le donne, la vita e la libertà devono essere importanti (e così, teoricamente, dovrebbe essere), i manifestanti iraniani, iperdeterminati e in buona fede intonano “zan, zandaghi, azadi”, ma per i nostri politici, chiunque essi siano, MONEY FIRST, always!

Infine, tutto ciò ci conferma che le proteste in Iran e la guerra tra Russia e Ucraina sono strettamente connesse, come avevamo intuito già dall’inizio.