Fanta-politica globale nel 2025

Cari lettori,
scusandoci con voi se per un lungo periodo di tempo siamo rimasti in silenzio, vi facciamo i nostri migliori auguri per un felice anno nuovo 2025, il quale, senza dubbio, è iniziato con non meno presupposti turbolenti rispetto al 2024. Tuttavia, cerchiamo di non farci scoraggiare e vogliamo condividere con voi una riflessione interessante, da parte di una persona da noi stimata. Eccola qui sotto:

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, il collasso della Siria, e l’incontro lampo tra lo stesso Trump e Giorgia Meloni, la liberazione improvvisa di Cecilia Sala con la conseguente possibilità di quella di Abedini, insieme al silenzio strategico della Cina sulle mosse statunitensi, sollevano interrogativi intriganti. Possiamo ipotizzare uno scenario fanta-politico basato su una serie di interessi globali convergenti.

Lo scenario ipotetico

Considerando che:

  • la Russia, grazie al Donbass, diventa autonoma per le materie prime necessarie alle nuove tecnologie;
  • la Cina possiede risorse critiche sia in patria sia in Africa, grazie all’espansione economica favorita dalla scarsa visione strategica europea;
  • gli USA non hanno riserve significative di tali risorse, ma la Groenlandia potrebbe essere un serbatoio prezioso;
  • l’Europa non è in grado di gestire né difendere adeguatamente queste risorse,

ecco allora l’ipotesi: potrebbe essere in atto un accordo di fatto, se non di diritto, tra le principali potenze mondiali. Questo “patto non scritto” potrebbe prevedere:

  1. La Groenlandia agli USA, per garantirsi un accesso privilegiato alle risorse.
  2. Il Donbass alla Russia, consolidando la sua influenza geopolitica.
  3. Taiwan alla Cina, come parte della sua strategia di espansione regionale.
  4. Un Iran neutrale, che cessa di fomentare e armare gruppi come Hezbollah in Libano e Siria, in cambio di stabilità commerciale e militare.

Il ruolo dell’Iran: una pedina chiave?

La liberazione della Sala, con la prospettiva di quella di Abedini, potrebbe essere interpretata come un segnale di questa nuova dinamica. Gli Stati Uniti sembrano considerare l’Iran un interlocutore, non più un nemico da isolare.

L’Europa: spettatrice o giocatrice?

Se questa ipotesi fosse fondata, il governo italiano potrebbe essere informato dei fatti e lavorare dietro le quinte per dividere l’Europa, rendendola meno coesa nel difendere gli interessi della Danimarca sulla Groenlandia.

Conclusione

Naturalmente, tutto questo è pura fantapolitica, ma i segnali sembrano indicare che qualcosa di significativo stia accadendo a livello globale. Rimane da vedere se queste mosse porteranno a un nuovo equilibrio geopolitico o a ulteriori tensioni.

Nemmeno noi abbiamo la sfera di cristallo né pretendiamo di averla, però ci piace condividere queste riflessioni di “fanta-politica”, in particolare quelle del buon Patrick DeWatt, al quale abbiamo inoltrato la riflessione e in sintesi non esclude che lo scenario menzionato dal nostro contatto possa realizzarsi. Ecco una sintesi delle sue osservazioni.

Ucraina e Russia: sta nascendo una nuova narrativa sulla guerra?

Negli ultimi tempi, si sta delineando quella che potrebbe essere una nuova strategia comunicativa da parte dei governi occidentali riguardo al conflitto in Ucraina. Questa narrativa sembrerebbe mirare a presentare la guerra come “vinta” dagli alleati, nonostante le realtà sul campo possano raccontare una storia diversa.

Il contesto: perché cambiare narrativa?

Per molte nazioni occidentali, la guerra in Ucraina si è trasformata in un terreno scivoloso. Dopo mesi di sforzi militari ed economici, l’opinione pubblica inizia a chiedersi: qual è il reale obiettivo e quale sarà il costo finale? Per evitare una perdita di consenso tra gli elettori, sembra emergere una strategia che punta a:

  1. Raccontare la guerra come una vittoria occidentale, indipendentemente dal risultato concreto.
  2. Cedere territori strategici, come il Donbass, ma mascherare la concessione come un successo tattico.
  3. Salvare la faccia agli occhi degli elettori, presentando un’immagine di forza e coerenza.

La nuova narrativa: come viene costruita?

Per rendere questa percezione credibile, la propaganda potrebbe fare leva su una comunicazione coordinata:

  • Dichiarazioni ufficiali che enfatizzano i successi delle forze ucraine e degli alleati occidentali.
  • Silenzio mediatico o minimizzazione delle concessioni territoriali per non attirare l’attenzione sul loro impatto reale.
  • Manipolazione dell’opinione pubblica attraverso media e influencer che sostengano la narrazione del “tutto è andato secondo i piani”.

Conclusione: tra realtà e percezione

Se questa strategia dovesse essere confermata, ci troveremmo di fronte a una delle più grandi operazioni di “salvataggio della faccia” politica dell’epoca moderna. Fingere di aver vinto per giustificare una tregua e delle concessioni potrebbe essere un compromesso necessario per uscire dal conflitto senza perdere ulteriormente credibilità.

Chi vivrà vedrà cosa bolle nella pentola di questo anno decisivo.

Un saluto,
Tulkas & Gilgamesh

Servizi segreti USA: rischi di attentato dall’Iran per Trump

Questa mattina la Deutsche Presse Agentur (DPA, Agenzia di stampa tedesca) ha pubblicato un articolo secondo cui i servizi segreti USA hanno informazioni per cui il candidato alla presidenza USA Donald Trump avrebbe ricevuto minacce di morte dall’Iran. Pubblichiamo di seguito una sintesi.
“La squadra elettorale e il portavoce di Donald Trump, Steven Cheung, hanno dichiarato che i servizi segreti statunitensi hanno informato il candidato repubblicano di minacce reali e concrete provenienti dall’Iran per assassinarlo. L’obiettivo dell’Iran sarebbe destabilizzare gli Stati Uniti e seminare il caos. Le forze dell’ordine stanno lavorando per garantire la sicurezza di Trump e assicurare che le elezioni presidenziali del 5 novembre si svolgano senza interferenze. Recentemente, sono emerse nuove informazioni su un attacco hacker iraniano che ha colpito la comunicazione interna del team di Trump, con l’obiettivo di minare la fiducia nel processo elettorale e influenzare l’esito delle elezioni.”

Noi non vogliamo lavorare di fantasia, ma vogliamo invitare alla prudenza sulle interpretazioni alla lettera di certe affermazioni e informazioni. Non scordiamoci due cose fondamentali:

  1. La CIA e l’FBI non stanno dalla parte di Trump (l’attentato del 13 luglio ne è la pistola fumante, ma si sapeva da tempo), per cui potrebbero essere loro stessi ad organizzare l’attentato, fabbricando poi prove false per incolpare l’Iran.

  2. già dai tempi della guerra in Iraq del 2003, i servizi segreti USA fornirono “prove schiaccianti” (la famosa fialetta di Colin Powell), poi rivelatesi false, come casus belli.

    Ma perché questa delirio di guerra a poco più di un mese dal voto negli USA? Perché una guerra in grande stile, come ipotizzato da alcuni, fra cui Patrick De Watt nelle sue ultime dirette, sarebbe l’ultimo modo da parte delle élites globaliste, per non far svolgere il voto del 5 novembre, da cui Trump ne uscirebbe sicuramente vincitore.

A questo punto, le ipotesi sono due:

A) se non abbiamo ragione, Trump ha preso il controllo dei servizi segreti e della polizia federale, e l’Iran (o meglio, una parte delle loro élites) potrebbe veramente avere l’intenzione di far fuori il candidato repubblicano. Quali siano le reali motivazioni dietro le quinte, non le sappiamo.

B) Se abbiamo ragione, e dietro le quinte, Trump sta cercando non solo un accordo con la Russia, ma anche con la Corea del Nord e lo stesso Iran (Giuseppe Sangiorgio, 12-08-2024, minuto 26) e i democratici, facenti parte dell’élite globalista davosiana, assieme alla parte corrotta e guerrafondaia del governo israeliano (Netanyahu), stanno cercando in tutti i modi di sabotare questi accordi.

Entro i prossimi sei mesi, forse già entro la fine dell’anno, dovremmo riuscire ad avere qualche risposta in più alle nostre domande.

Incidente in Iran: ipotesi e dettagli simbolici

La morte di importanti vertici governativi iraniani, tra cui il presidente iraniano Ebraihim Raisi e del ministro Hossain Amirabdollahyan è un evento che segue la recente scia di eventi quali l’attentato al primo ministro slovacco Robert Fico e il ricovero in ospedale del re saudita Salman al Saud, padre di Mohammed bin Salman.

Dagli innumerevoli commenti che abbiamo potuto leggere ed ascoltare tra ieri e oggi, riteniamo il più affidabile e degno di nota quello dell’ex-Sismi Luigi Baratiri.

In sintesi, nel video Baratiri ci spiega che, con la morte del presidente iraniano, nell’ipotesi che ci siano dietro delle potenze straniere, si cerchi di fomentare una nuova rivolta interna in Iran, perché una parte non indifferente della popolazione, soprattutto chi è emigrato all’estero, si oppone ferocemente al governo teocratico e vorrebbe vedere un cambio della classe politica. Non entreremo in merito a codeste questioni, pur comprendendo le ragioni di critica, desiderando invece menzionare alcuni aspetti finora passati inosservati a molti.

Anniversario di nascita dell’Imam Reza

Un’altra data coincidente con la caduta dell’elicottero è il compleanno dell’Imam Reza, celebrato in Iran. Molto probabilmente, la scelta della data per colpire Raisi e l’Iran è voluta per ulteriore beffa verso il sentimento religioso del governo e della popolazione fedele.

IL LUOGO E GLI EVENTI AD ESSO CORRELATI

La foresta di Arsbaran, anche conosciuta come foresta di Arasbaran, si trova nella provincia dell’Azerbaigian Orientale. È una regione ecologicamente significativa, ricca di flora e fauna uniche, e parte del patrimonio naturale dell’Iran. Essa è anche luogo natìo di Sattar Khan, figura chiave nella Rivoluzione Costituzionale Persiana (1905-1911), che cercava di limitare il potere assoluto dello Shah e stabilire una costituzione. Nel 1908, dopo che Mohammad Ali Shah Qajar aveva bombardato il parlamento iraniano, Sattar Khan si sollevò in difesa della costituzione. Guidò la resistenza armata nella città di Tabriz, organizzando i combattenti noti come “Mujahidin” contro le forze monarchiche. Sotto il suo comando, Tabriz divenne un bastione della rivoluzione e un simbolo della lotta per la libertà. La sua determinazione e leadership galvanizzarono il movimento costituzionale, che alla fine portò alla restaurazione della costituzione e alla deposizione dello Shah.

Babak Khorramdin

Nacque in una famiglia che aderiva alla fede Khurramita, una setta religiosa che combinava elementi del Mazdeismo e del Mazdakismo, e che promuoveva ideali di giustizia sociale e uguaglianza. La sua ribellione contro il califfato abbaside iniziò intorno all’816 d.C., quando guidò i suoi seguaci in una serie di rivolte che si prolungarono per oltre due decenni. La sua fortezza, noto come “Babak Castle” o “Ghal’eh Babak”, situata nelle montagne della regione di Kaleybar, era un’imponente struttura difensiva e un simbolo di resistenza. Nonostante diverse campagne militari abbasidi per reprimere la ribellione, Babak riuscì a mantenere il controllo della sua fortezza fino all’838, quando fu catturato tradimento. Fu portato a Samarra e giustiziato, ma la sua leggenda sopravvive come un simbolo di resistenza contro l’oppressione.

Guerra Ottomano-Persiana (1821-1823)

La battaglia in cui furono uccisi 10.000 soldati ottomani si inserisce nel contesto delle guerre ottomano-persiane, una serie di conflitti intermittenti tra l’Impero Ottomano e l’Impero Safavide (e successivamente l’Impero Qajar) per il controllo delle regioni di confine nel Caucaso e nell’Azerbaigian. Uno degli episodi più sanguinosi di questi conflitti avvenne durante la guerra ottomano-persiana del 1821-1823, quando le truppe ottomane cercarono di invadere la regione. La battaglia di Erzurum del 1821 è un esempio di come la resistenza locale, supportata dalle forze persiane, riuscì a infliggere pesanti perdite agli invasori ottomani. Anche se i dettagli specifici del massacro nella foresta di Arsbaran non sono ben documentati, riflettono la turbolenza e la violenza che caratterizzarono questi conflitti regionali.

In sintesi, il simbolismo e la storia dei luoghi sono scelti per risvegliare i sentimenti divisivi e le ferite storiche che il tempo non ha ancora provveduto a remarginare. L’obiettivo di balcanizzazione e/o di incendiare l’Iran con rivolte è da considerarsi molto probabile, come ben spiegato da Baratiri.

Questa mossa da parte delle potenze straniere rimarrebbe la loro mossa principale contro la resistenza iraniana all’anglosfera e al globalismo, oltre che essere una possible vendetta da parte dei servizi segreti israeliani, vista l’improbabile entrata in guerra degli Stati Uniti contro Tehran, a seguito dell’attacco militare iraniano contro Tel Aviv.

Cercheremo ora di spiegare perché secondo noi gli Stati Uniti, dietro le quinte, stessero cercando una trattativa e una distensione con l’Iran o comunque, ci fossero strane manovre dietro le quinte.

Domanda: perché, a poche settimane dall’inizio degli attacchi di Hamas contro Israele, gli Stati Uniti hanno sbloccato 6 miliardi (MILIARDI) di $ verso l’Iran?[1] I servizi segreti statunitensi e il Pentagono non hanno avuto nessuna avvisaglia dei preparativi dell’attacco? L’ipotesi di inettitudine e superficialità ci sembra da scartare e, naturalmente, dobbiamo muoverci nell’universo delle speculazioni per cui la realtà supera la fantasia.

Ipotesi 1) Biden sta proseguendo la politica di riavvicinamento degli Stati Uniti verso l’Iran e di isolamento verso Israele, con minore supporto militare in Medio Oriente. Conseguentemente, Trump trarrebbe giovamento di ciò, perché legato ai gruppi filo-israeliani, in particolare per la parentela con Jared Kushner. Ció tornerebbe anche col fatto che Trump si è attribuito la responsabilità dell’uccisione del generale iraniano Soleimani.

Ipotesi 2) I militari e i patrioti USA, nel loro governo-ombra, di cui Donald Trump sarebbe ancora il presidente in carica, stanno astutamente lasciando la classe politica marcia che c’è nello stato di Israele al loro destino, facendo fare il gioco sporco del filo-iraniano a Joe Biden, facendo venire allo scoperto la corruzione del governo Netanyahu e lasciando loro recitare la parte dei cattivi, che ahinoi, gli riesce molto bene, a discapito di molti innocenti. Allo stesso tempo, il consenso della popolazione israeliana verso Netanyahu crolla sempre di più, tant’è che pure alla vigilia della morte di Raisi ci sono state manifestazioni a Tel Aviv.

Non scordiamoci che Donald Trump aveva inveito contro Netanyahu, non appena quest’ultimo si era congratulato con Biden per la dubbia elezione: Trump è una persona MOLTO vendicativa.

Inoltre, è venuto diverse volte il sostegno a parole verso Israele, ma a parte il movimento ininfluente di un paio di portaerei, e la consegna di armi (a breve scadenza?), nulla di più è avvenuto.

Riportiamo inoltre questo video, in cui Trump afferma alla platea di essere al terzo mandato, lasciando presagire che tante cose non sono come possono sembrare.
https://rumble.com/v4w1262-trump-teases-that-maybe-hes-in-his-3rd-term-.html

In aggiunta, stando a quanto riportato dal canale “Giubbe Rosse“, gli Stati Uniti e l’Iran avrebbero tenuto dei colloqui indiretti la scorsa settimana, per evitare ulteriori attacchi. La notizia è stata riportata dall’agenzia Axios. [2]

Che l’attentato sia avvenuto per sabotare queste trattative? Gestite da Biden o dai militari USA?

Vi sono altre speculazioni, secondo cui la coda dell’elicottero sia meno danneggiata e ben separata dal resto dei rottami? Potrebbe essere che sia stata piazzata una bomba all’interno dell’elicottero durante la sosta in Azerbaijan?

Ultima, più improbabile, ma non impossibile, è che sia stata inscenata la morte di Raisi (motivi di sicurezza? Operazione militare nascosta?), secondo quanto afferma El-Elyon.
https://x.com/El1_Elyon/status/1792562802810290471

https://x.com/El1_Elyon/status/1792516808437608827

Inutile ripetere che le nostre sono solo speculazioni ragionate, che potrebbero essere pure lontane dalla verità, tranne la tesi di Baratiri, tuttavia abbiamo voluto riportare tutto quello che abbiamo ritenuto di interesse.

Saremo felici di leggere vostri commenti, anche su quello che ritenete incongruente, e le vostre opinioni.

FONTI

[1]

https://www.reuters.com/world/us-allows-6-billion-transfer-part-iran-prisoner-swap-2023-09-11/

https://www.bbc.com/news/world-middle-east-66784817

https://edition.cnn.com/2023/09/18/politics/iran-money-explainer/index.html

[2]

https://www.axios.com/2024/05/17/biden-us-iran-regional-attacks

La UE appoggia il “Daesh iraniano”

In un tweet dell’eurodeputato Guy Verhofstadt, presente ad una manifestazione a Parigi a sostegno delle proteste degli iraniani contro il governo teocratico attuale, non ci è sfuggita la presenza di sostenitori di Maryam Rajavi, leader del movimento estremista Mojahedin El-Kalq, ritenuto peggio dell’ISIS anche dai più feroci oppositori del governo degli ayatollah.

Per capire meglio chi e cosa si celerebbe dietro le proteste degli iraniani, vi rimandiamo al nostro precedente articolo.

Tornando al tweet Verhofstadt, insospettiti, siamo andati a leggere i varî commenti; ne riportiamo sotto alcuni, anche con la traduzione in italiano.

Interessante e inquietante vedere le bandiere dell’Ucraina sostenere una manifestazione a favore di un gruppo terrorista. Ci è stato confermato da fonti dirette iraniane, che se i veri manifestanti vedono le bandiere dei Mojahedin alle manifestazioni, li cacciano via in malo modo.

Il secondo e terzo commento da noi pubblicati sono dei sostenitori dei Mojahedin della Rajavi.

Insomma, le tattiche di rivoluzione sono sempre le stesse, come da copione già visto per la Siria: spacciano gruppi terroristi per “ribelli democratici”, per poi instaurare un governo fantoccio, che faccia gli interessi occidentali.

Iran e Turchia: fronti opposti, stessi fornitori di armi (ovvero l’Austria).

Il quotidiano tedesco “Die Welt” ha pubblicato ieri la notizia, secondo cui un’azienda austriaca, operante nel comparto della difesa e delle armi, la Rotax, sta fornendo componentistica per i droni iraniani utilizzati dalla Russia sul fronte in Ucraina.

Die Welt, l’articolo di Stefan Schocher nella colonna a sinistra (ci scusiamo per la grafica).

Leggendo ulteriormente l’articolo ed esplorando il sito di Rotax, si scopre che l’azienda austriaca appartiene al gruppo Bombardier (BRP), industria aeronautica del Canada, Paese dell’alleanza atlantica.

Le sorprese, comunque, non finiscono qui, perché i motori per droni da guerra hanno un altro importante cliente: la Turchia, per i droni Bayraktar, forniti all’Azerbaijan per attaccare l’Armenia.

Viste le numerose sanzioni già presenti contro la Russia e l’Iran, tenendo conto delle numerose prediche moraliste e con lacrime di coccodrillo fatte dai politici dell’Unione Europea e dell’alleanza atlantica, ci chiediamo:

  1. secondo quale criterio l’esportazione di materiale bellico verso l’Azerbaijan e’ lecito, dato che ha attaccato per primo una nazione sovrana, l’Armenia, mentre verso la Russia non e’ lecito?
  2. Gli amministratori delegati di Bombardier e anche il governo del “democratico” Trudeau erano al corrente o no di queste esportazioni? In entrambi i casi, il minimo che dovrebbero fare e’ DIMETTERSI dal loro incarico.

I media occidentali ci fanno credere che le donne, la vita e la libertà devono essere importanti (e così, teoricamente, dovrebbe essere), i manifestanti iraniani, iperdeterminati e in buona fede intonano “zan, zandaghi, azadi”, ma per i nostri politici, chiunque essi siano, MONEY FIRST, always!

Infine, tutto ciò ci conferma che le proteste in Iran e la guerra tra Russia e Ucraina sono strettamente connesse, come avevamo intuito già dall’inizio.

Proteste in Iran, aggiornamenti

Dopo alcune settimane dall’inizio delle proteste, come avevamo descritto nel precedente articolo, è fondamentale il ruolo delle piattaforme social e, a guidare dall’estero le proteste è la dissidente Masih Alinejad. Abbiamo letto un articolo su di lei sul Newyorker e vogliamo riportare i punti salienti:

  • la donna ha iniziato nel 2014 a pubblicare video di donne iraniane, che rimuovevano il loro hijab;
  • si trova in esilio da 14 anni negli Stati Uniti;
  • i pilastri della Repubblica Islamica sono “morte agli Stati Uniti”, “morte ad Israele” e l’hijab. Dei tre, l’hijab è il più debole e nessuno degli alleati di Tehran, ovvero Mosca, Pechino, Pyongyang né Caracas lo difenderanno.

È comunque doveroso far presente che negli ultimi giorni, la Alinejad stia oltrepassando i limiti del buonsenso, rasentando il limite del terrorismo, perché sta incitando i manifestanti a fare irruzione dentro le ambasciate iraniane nel mondo, aggredire il personale diplomatico e sfasciare l’interno degli edificî.

In aggiunta, vi sono foto pubbliche dell’attivista esule in compagnia di Mike Pompeo (ex-direttore della CIA e segretario di stato) e Madeleine Albright, come riportato da Hannibal Khouri:

Masih Alinejad con Mike Pompeo.

In quest’altro video di SkyTG24 si riporta una videointervista di un’altra attivista esiliata in Italia, Samira Ardalani, la quale sostiene che le persone che protestano vogliano un „governo democratico del gruppo Mojahedin el-Kholq, con a capo Maryam Rajavi“. Già la frase „rivoluzione democratica“ è un ossimoro in sé, ma sia le nostre fonti che i numerosi commenti negativi dimostrano che Maryam Rajavi e il suo gruppo siano considerati dei pericolosi terroristi anche da chi vorrebbe oggi un cambio di governo.

Riportiamo alcuni pezzi di un interessante articolo de „Il faro sul mondo“ (link:https://ilfarosulmondo.it/mko-terrorizza-e-imprigiona-i-disertori-del-gruppo/) sul gruppo Mojahedin appena citato:

Il giornalista e storico albanese, Olsi Jazexhi, ha dichiarato che la polizia e i tribunali albanesi stanno fornendo un fermo sostegno all’Organizzazione terroristica Mujahedin-e-Khalq (Mko). I membri che vogliono abbandonare il famigerato gruppo vengono terrorizzati e incarcerati, ha rivelato Olsi Jazexhi in un tweet sabato. […]

Nei suoi tweet, Jazexhi ha citato Anila Hoxha, una giornalista collegata alla polizia antiterrorismo albanese, che ha affermato che il movimento – guidato dalla leader Maryam Rajavi – e i suoi affiliati sono “in piena offensiva contro i disertori iraniani in Albania”.

Anila Hoxha ha annunciato ieri che il procuratore speciale della struttura anticorruzione ha bloccato l’attività di Asila”, ha scritto Jazexhi. “Asila è un’associazione di disertori iraniani – membri di @Mojahedineng/PMOI combattenti stranieri che abbandonano l’attività terroristica contro l’Iran e vivono una vita civile. Le loro defezioni hanno causato una grave crisi all’interno dell’organizzazione paramilitare ospitata dall’Albania”, ha aggiunto.

Scorrendo sul profilo della sedicente democratica e paladina dell’uguaglianza die sessi (così ella scrive nel suo profilo Twitter), sono riportati colloqui e sostegno da parte dell’Unione Europea a questo gruppo, definito terrorista da gran parte della popolazione iraniana.

Insomma, aumentano sempre di più i sospetti che gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Unione Europea stiano manovrando tutta la situazione per realizzare un colpo di Stato in Iran, in modo tale da mettere un nuovo governo fantoccio, autoritario, violento e definito terrorista anche da chi vuole la democrazia e la libertà in Iran, in modo tale da sfruttare le materie prime di cui la Persia dispone.

Benché ci siano anche altri motivi a livello geopolitico, da noi già elencati, dietro le proteste, un malcontento del genere non può essere causato solamente dall’utilizzo del copricapo femminile. Quel che è fuori discussione è che il rapporto stipendi / costo della vita è ormai insostenibile anche per chi ha un lavoro privilegiato, come medici, odontoiatri, ingegneri, consulenti assicurativi e così via.

Altro fattore fondamentale: la bassa età media e l’alta presenza di giovani tra la popolazione iraniana. Verso la fine degli anni 80 la popolazione era di circa 50 milioni di abitanti, nel 2020 di circa 84 milioni, quindi vi sono in Iran oltre 30 milioni di persone di età inferiore ai 40 anni, aventi più energie per protestare e cresciuti nell’era di internet e con un mondo attorno secolarizzato.

È molto difficile prevedere cosa potrà succedere nelle prossime settimane e mesi, ma è evidente che si sia creata una ferita profonda tra la popolazione ed il governo teocratico. È bene rammentare che l’attuale governo in carica, benché qualcuno voglia rammentare che sia un governo “amico della tradizione”, aveva approvato un decreto che impediva l’ingresso nel Paese a qualunque persona non regolarmente vaccinata, compresi i cittadini iraniani: niente di diverso da quello che hanno fatto governi millantatori di democrazia, in realtà tirannici e nazisti, quali Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Facendo un’analisi metapolitica, si può intuire che energie negative sono state accumulate anche per questo, in aggiunta alla defraudazione della mercede per gli operai e all’oppressione dei poveri.

Iran, che succede? Osservazioni e fatti

Premessa importante: 1) noi che scriviamo sosteniamo una legislazione simile a Libano e Siria, dove musulmani e cristiani riescono a convivere pacificamente e c’è libertà religiosa, così come c’era nell’Iraq ai tempi di Saddam Hussein.

2) I violenti e frustrati esistono in tutti i corpi di polizia e paramilitari del mondo.

Stanno aumentando di ora in ora le proteste e le tensioni in Iran, dovute alla morte della giovane donna di etnia curda Mahsa Amini, che avrebbe dovuto compiere 23 anni proprio il 21 settembre.

Mahsa Amini

Avendo fonti iraniane dirette, siamo venuti a conoscenza della vicenda già alla fine della scorsa settimana e cercheremo ora di fornirvi il quadro nella maniera più obiettiva e razionale possibile.

Versione della famiglia, dei manifestanti e dei media occidentali:

  • la donna non indossava correttamente l’hijab, il velo per i capelli, per cui è stata fermata e portata via dalla polizia morale per alcune ore;
  • il fratello era presente e ha cercato di non far portar via la sorella; la polizia l’ha neutralizzato con un gas lacrimogeno;
  • ad un certo punto, la ragazza ha perso i sensi ed è stata portata via dai soccorsi;
  • i medici in ospedale le hanno riscontrato gravi traumi, sangue uscente dall’orecchio e nessun segno di vita;
  • dopo essere stata in coma due giorni, la ragazza è deceduta.

Sotto, un tweet di un attivista antigovernativo con video in allegato.

https://twitter.com/OrderofAlamut/status/1570787208554237953

Riportiamo ora la versione filogovernativa.

  • Mahsa entrata nella stazione della polizia liberamente e tranquillamente.
  • Nessuna violenza.
  • Svenimento.
  • La polizia ha provveduto ai primi soccorsi.
  • Arrivo dell’ambulanza e portata via in ospedale.

Ancora adesso che stiamo scrivendo e da circa 36 ore, internet è stato bloccato in Iran e Whatsapp con Instagram sono fortemente limitati.

È uscita fuori anche la notizia, riportata da Iran International, che la ragazza abbia riportato fratture al cranio ed un’edema cerebrale.

Vogliamo ora riportare alcuni fatti:

I lettori e le lettrici si chiederanno cosa c’entrino questi fatti con la morte della povera ragazza curda. È più semplice di quel che si pensi: la guerra non si combatte solo coi missili e le mitragliatrici, ma anche col le notizie e la propaganda. È più che evidente che si stia utilizzando Mahsa Amini, la cui morte, ribadiamo, è fortemente da condannare, per destabilizzare l’Iran.

Vogliamo inoltre far notare che tante sono state le violenze in Europa, soprattutto in Francia e in Italia, già gli anni scorsi, ma ancora di più negli ultimi due anni e mezzo, contro i cittadini che manifestavano per la libertà.


https://twitter.com/RadioGenova/status/1468195710130700291

In sostanza, quello che è successo in Italia negli ultimi due anni e mezzo non è tanto diverso dalla dittatura maoista cinese, che è pure peggio del regime presente in Iran.