Fanta-politica globale nel 2025

Cari lettori,
scusandoci con voi se per un lungo periodo di tempo siamo rimasti in silenzio, vi facciamo i nostri migliori auguri per un felice anno nuovo 2025, il quale, senza dubbio, è iniziato con non meno presupposti turbolenti rispetto al 2024. Tuttavia, cerchiamo di non farci scoraggiare e vogliamo condividere con voi una riflessione interessante, da parte di una persona da noi stimata. Eccola qui sotto:

Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, il collasso della Siria, e l’incontro lampo tra lo stesso Trump e Giorgia Meloni, la liberazione improvvisa di Cecilia Sala con la conseguente possibilità di quella di Abedini, insieme al silenzio strategico della Cina sulle mosse statunitensi, sollevano interrogativi intriganti. Possiamo ipotizzare uno scenario fanta-politico basato su una serie di interessi globali convergenti.

Lo scenario ipotetico

Considerando che:

  • la Russia, grazie al Donbass, diventa autonoma per le materie prime necessarie alle nuove tecnologie;
  • la Cina possiede risorse critiche sia in patria sia in Africa, grazie all’espansione economica favorita dalla scarsa visione strategica europea;
  • gli USA non hanno riserve significative di tali risorse, ma la Groenlandia potrebbe essere un serbatoio prezioso;
  • l’Europa non è in grado di gestire né difendere adeguatamente queste risorse,

ecco allora l’ipotesi: potrebbe essere in atto un accordo di fatto, se non di diritto, tra le principali potenze mondiali. Questo “patto non scritto” potrebbe prevedere:

  1. La Groenlandia agli USA, per garantirsi un accesso privilegiato alle risorse.
  2. Il Donbass alla Russia, consolidando la sua influenza geopolitica.
  3. Taiwan alla Cina, come parte della sua strategia di espansione regionale.
  4. Un Iran neutrale, che cessa di fomentare e armare gruppi come Hezbollah in Libano e Siria, in cambio di stabilità commerciale e militare.

Il ruolo dell’Iran: una pedina chiave?

La liberazione della Sala, con la prospettiva di quella di Abedini, potrebbe essere interpretata come un segnale di questa nuova dinamica. Gli Stati Uniti sembrano considerare l’Iran un interlocutore, non più un nemico da isolare.

L’Europa: spettatrice o giocatrice?

Se questa ipotesi fosse fondata, il governo italiano potrebbe essere informato dei fatti e lavorare dietro le quinte per dividere l’Europa, rendendola meno coesa nel difendere gli interessi della Danimarca sulla Groenlandia.

Conclusione

Naturalmente, tutto questo è pura fantapolitica, ma i segnali sembrano indicare che qualcosa di significativo stia accadendo a livello globale. Rimane da vedere se queste mosse porteranno a un nuovo equilibrio geopolitico o a ulteriori tensioni.

Nemmeno noi abbiamo la sfera di cristallo né pretendiamo di averla, però ci piace condividere queste riflessioni di “fanta-politica”, in particolare quelle del buon Patrick DeWatt, al quale abbiamo inoltrato la riflessione e in sintesi non esclude che lo scenario menzionato dal nostro contatto possa realizzarsi. Ecco una sintesi delle sue osservazioni.

Ucraina e Russia: sta nascendo una nuova narrativa sulla guerra?

Negli ultimi tempi, si sta delineando quella che potrebbe essere una nuova strategia comunicativa da parte dei governi occidentali riguardo al conflitto in Ucraina. Questa narrativa sembrerebbe mirare a presentare la guerra come “vinta” dagli alleati, nonostante le realtà sul campo possano raccontare una storia diversa.

Il contesto: perché cambiare narrativa?

Per molte nazioni occidentali, la guerra in Ucraina si è trasformata in un terreno scivoloso. Dopo mesi di sforzi militari ed economici, l’opinione pubblica inizia a chiedersi: qual è il reale obiettivo e quale sarà il costo finale? Per evitare una perdita di consenso tra gli elettori, sembra emergere una strategia che punta a:

  1. Raccontare la guerra come una vittoria occidentale, indipendentemente dal risultato concreto.
  2. Cedere territori strategici, come il Donbass, ma mascherare la concessione come un successo tattico.
  3. Salvare la faccia agli occhi degli elettori, presentando un’immagine di forza e coerenza.

La nuova narrativa: come viene costruita?

Per rendere questa percezione credibile, la propaganda potrebbe fare leva su una comunicazione coordinata:

  • Dichiarazioni ufficiali che enfatizzano i successi delle forze ucraine e degli alleati occidentali.
  • Silenzio mediatico o minimizzazione delle concessioni territoriali per non attirare l’attenzione sul loro impatto reale.
  • Manipolazione dell’opinione pubblica attraverso media e influencer che sostengano la narrazione del “tutto è andato secondo i piani”.

Conclusione: tra realtà e percezione

Se questa strategia dovesse essere confermata, ci troveremmo di fronte a una delle più grandi operazioni di “salvataggio della faccia” politica dell’epoca moderna. Fingere di aver vinto per giustificare una tregua e delle concessioni potrebbe essere un compromesso necessario per uscire dal conflitto senza perdere ulteriormente credibilità.

Chi vivrà vedrà cosa bolle nella pentola di questo anno decisivo.

Un saluto,
Tulkas & Gilgamesh

Austria e Ungheria non consegneranno armi all’Ucraina

https://www.euractiv.com/section/politics/news/austria-hungary-agree-on-not-sending-weapons-to-ukraine/

Dalla pagina di Sara Reginella.

Ad ogni modo, è ufficiale che Austria e Ungheria non invieranno armi all’Ucraina.
Ma è troppo difficile per l’Italia capire che, per evitare l’escalation e tentare la soluzione diplomatica, si dovrebbe cessare di inviare altre armi.
L’Italia, organo esecutivo della NATO, è ormai un paese selvaggio, una culla per l’imbarbarimento delle menti.

@sarareginella

Gruppi contrapposti

Scusandoci ancora coi nostri lettori per le settimane di silenzio, riproponiamo ora una nostra riflessione di qualche settimana fa, quando imperversava la polemica sull’innalzamento del tetto al contante.

https://twitter.com/RoMur83/status/1585984319704936449

A conferma della nostra riflessione è arrivato il prof. Vittorio Emanuele Parsi, che con le sue apparizioni quotidiane nei media e da poco sbarcato anche su Twitter, si unisce al coro unanime della propaganda atlantista e occidentalista, che a reti unificate, dà la colpa alla Russia in ogni caso, anche se il missile caduto l’altro giorno in Polonia è stato lanciato dall’esercito ucraino. Ci piacerebbe sapere se il prof. Parsi godrebbe a vedere milioni di persone incenerite da una guerra nucleare, che, in ogni caso, coinvolgerebbe anche lui e i suoi familiari .

Kissinger: reintegrare la Russia nel sistema europeo

L’ex-segretario di Stato USA: va sconfitta l’invasione dell’Ucraina, «non la Russia come Stato e come entità storica». E dunque, quando le armi alla fine taceranno, «la questione del rapporto fra Russia ed Europa andrà presa molto seriamente».

Il presupposto, sottolinea Kissinger, è che la Russia è stata parte della storia europea per cinquecento anni, è stata coinvolta in tutte le grandi crisi e «in alcuni dei grandi trionfi della storia europea»: e pertanto «dovrebbe essere la missione della diplomazia occidentale e di quella russa di tornare al corso storico per cui la Russia è parte del sistema europeo. La Russia deve svolgere un ruolo importante». Il che è un modo per rispondere alla domanda su come la Russia vedrà se stessa, «come una estensione dell’Europa o come un’estensione dll’Asia ai margini dell’Europa».

https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/kissinger-guarda-oltre-la-guerra-reintegrare-la-russia-nel-sistema-europeo/ar-AAYWAYG

Riflessioni interessanti.

Veicoli della CRI verso Vienna(o forse verso l’Ucraina ?)

Ci è stato mandato un video, di cui è iniziata la condivisione virale nei sistemi di messaggistica istantanea. Lo pubblichiamo qui per intero e ci domandiamo: cosa ci fanno tutte quelle ambulanze della Croce Rossa Italiana in Austria, in direzione Vienna (precisamente all’altezza di Sinabelkirchen, est di Graz, nel video)? Si stanno forse dirigendo verso l’Ucraina?

Se sì, ci auguriamo per motivi umanitarî, visto che circolano molti video dei combattenti nazisti dell’Azov, che escono armati dalle ambulanze.

In ogni caso, la Croce Rossa ha il dovere di fornire spiegazioni.